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Da La Gazzetta del Mezzogiorno e dal Quotidiano di Lecce di Mercoledì 23 Luglio 2003
da La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/07/03 I carabinieri di Campi smantellano una rete di trafficanti di eroina e coca Lecce, droga per tutti: 21 arresti La banda agiva in prevalenza nel Nord Salento. Di Veglie alcuni protagonisti.
Scacco alla rete di spacciatori. I carabinieri della Compagnia dì Campi hanno eseguito 21 arresti. In carcere sono finiti i presunti componenti di un gruppo dedito allo spaccio di eroina e di cocaina nei paesi del Nord Salento: Squinzano, Veglie, Carmiano e Porto Cesareo. Al vertice della rete di spacciatori gli investigatori collocano il leccese Gianpaolo Monaco. L'uomo è già in carcere perché accusato di far parte del clan mafioso di Filippo Cerfeda. Le indagini hanno preso il via nel settembre del 2002 dopo un episodio di overdose e, soprattutto, dopo le denunce delle mogli dei tossicodipendenti. Le ordinanze di custodia cautelare state emesse dal gip Antonio Del Coco su richiesta del pm Silvio Piccinno che ha disposto anche il sequestro di alcune autovetture utilizzate per il trasporto di droga.
Gran mercato di eroina e coca
Dall'Olanda al
Nord Salento. Direttamente da Amsterdam, città-rifugio dei boss, sarebbe
arrivata la droga destinata allo spaccio fra Squinzano, Veglie, Carmiano e
Porto Cesareo. Importazioni su vasta scala per alimentare un rete di
spacciatori fitta e ramificata, un sistema complesso e gerarchico che le
indagini dei carabinieri della Compagnia di Campi, diretti dal capitano
Vito Di Girolamo, sono riuscite a scardinare. E ieri all'alba c'è stata la
raffica di arresti: 22 ordinanze di custodia cautelare sono state emesse
dal gip Antonio Del Coco su richiesta del sostituto procuratore Silvio
Maria Piccinno. Solo due non sono state notificate. Non c'è
l'associazione mafiosa nella lista delle accuse. Ma il presunto capo del
gruppo, Gianpaolo Monaco, 35 anni, leccese, è in carcere perché avrebbe
fatto parte del clan mafioso di Filippo Cerfeda, specializzandosi nelle
estorsioni ai commercianti. Accanto a sè, al vertice del gruppo, Monaco
avrebbe avuto anche la sua compagna Tiziana Tortorella, 30 anni, di Lecce:
avrebbe accompagnato il fidanzato ed avrebbe tenuto i collegamenti con il
gruppo. Dopo l'arresto di Monaco si sarebbe attivata per trovare un nuovo
fornitore. Scalando la presunta scala gerarchica si trova un'altra coppia:
Simone Monaco, fratello di Gianpaolo, 28 anni, al momento irreperibile e
Francesca De Pace, 20 anni, di Porto Cesareo. Il fratello minore avrebbe
svolto funzioni di raccordo mantenendo i contatti fra Gianpaolo e i
membri; sovrintendendo allo smistamento dell'eroina. E la fidanzata lo
avrebbe aiutato tenendo i contatti telefonici. La moglie di un tossicomane fornsce l'«imbeccata» giusta
Le moglie dei
tossicodipendenti sconfiggono gli spacciatori. L'indagine dei
carabinieri parte da una richiesta d'aiuto. A lanciarla è una donna
preoccupata: il marito è tossicodipendente e il suo stato ha contribuito
a trascinare la famiglia in una grave situazione. Così si presenta in
caserma e denuncia. Si presenta con un'utenza cellulare: «Ecco, su
questo numero mio marito ha contattato lo spacciatore». Droga in vendita vicino al Sert COPERTINO - Si spaccia anche davanti al Sert. Lì, dove i clienti proprio non mancano, Antonio Paladini di Carmiano era riuscito a farsi anche un nome. La sua referenza - a quanto è emerso dalle indagini - era pure valida. E nell'ambiente era conosciuto come quello della "roba buona". La sua attività davanti al servizio per tossicodipendenti di Copertino è stata documentata dai carabinieri della Compagnia di Campi con intercettazioni telefoniche, servizi di appostamento e con le dichiarazioni di alcuni clienti. Ecco lo stralcio delle dichiarazioni di un giovane tossicodipendente fermato dai carabinieri dopo aver acquistato la sostanza stupefacente proprio da Paladini. «Da diversi anni sono tossicodipendente e per tale regione, quasi giornalmente mi reco presso il Sert di Copertino. In tale circostanza ho avuto modo di conoscere Antonio Paladini... Era sempre disponibile a fornirmi stupefacente: molte volte lo contattavo telefonicamente e con un linguaggio convenzionale mi fissava gli appuntamenti vicino ad un bar di Carmiano oppure lungo la strada Carmiano-Copertino in aperta campagna. Le dosi che acquistavo da Paladini le pagavo 25euro cadauna».
Tutte le altre
volte, Paladini avrebbe fissato l'appuntamento con i clienti davanti al
Sert di Copertino. Lì la presenza dei tossicodipendenti non appare
sospetta. dal Quotidiano di Lecce del 23/07/03
Retata tra Lecce, Veglie, Squinzano, Carmiano e Porto Cesareo. Bambina costretta a spacciare Traffico di droga: 21 in manette
Retata dei carabinieri tra Lecce, Veglie, Squinzano, Carmiano e Porto Cesareo contro il traffico di droga. SOno finiti in manette 21 tra capi e gregari facenti parte del gruppo guidato al leccese Giampaolo Monaco. Tra gli arrestati anche due coniugi che costringevano la loro figlioletta a spacciare.
Tre appartamenti centrali dello spaccio Il gruppo di Giampaolo Monaco prese in affitto tre appartamenti per trasformarli in centrali dello spaccio. Uno a Porto Cesareo, vecchio e diroccato, uno a Gallipoli e un altro a Cellino San Marco. Ma il via vai di tossicodipendenti e di gente con fare fin troppo indaffarato insospettì il proprietario della casa di Cellino che minacciò di rivolgersi ai carabinieri se non gli avessero dato i nomi e i cognomi degli occupanti. Uno degli irreperibili decise di rescindere il contratto e disse a Francesca Baccaro di mandare Antonio Chiriatti (l'appartamento era usato dai tre) a farsi dare indietro i soldi dell'affitto: «Mo' deve venire qua che si facesse dare gli affitti che gli ho dato, la caparra e tutto quanto, perchè sennò questo qua passa i guai e per favore... venite». Chiriatti si accorse di essere pedinato da alcuni carabinieri in borghese e per questo lasciarono di fretta e furia l'appartamento per trasferirsi a Gallipoli dove organizzarono loro stessi il trasloco. Ma la Baccaro e la Chiriatti andarono ad abitare in un residence, lasciando la casa di Gallipoli al loro socio.
«Tesoro di papà, prendi la cocaina» Cocaina nelle marine joniche, eroina nei paesi limitrofi. Un traffico che faceva guadagnare agli addetti ai lavori anche 500-600 euro al giorno. Che spacciavano dovunque, senza nessuno scrupolo: una coppia di coniugi ha venduto eroina sotto gli occhi della loro bambina. E ogni volta che ricevevano la visita di un tossico l'avrebbero costretta a scavare nel giardino di casa per disotterrare l'involucro dal quale prelevare la dose. Gli spacciatori inoltre si procacciavano i clienti davanti ai Sert, dove si fermano i tossicodipendenti in attesa del metadone. E c'è anche chi ci ha lasciato la pelle, come Cosimo Panzanaro, morto a settembre dell'anno scorso a Veglie per overdose. Un altro tossicodipendente a febbraio di quest'anno venne salvato dai carabinieri quando era già agonizzante. Da questi episodi, dal primo in particolare, hanno preso il via le indagini dei carabinieri della Compagnia di Campi Salentina guidati dal capitano Vito Di Giroamo che si sono concluse con il blitz di ieri mattina: 150 militari hanno notificato le 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice delle indagini preliminari Antonio Del Coco, su richiesta del sostituto procuratore Silvio Piccinno, titolare delle indagini. Venti quelle eseguite. Due presunti componenti del gruppo sono risultati irreperibili.
Le indagini
condotte dai carabinieri attraverso
intercettazioni Il gruppo era strutturato gerarchicamente e distribuito in alcune zone di spaccio. A capo ci sarebbero Giampaolo Monaco e la Tortorella, coadiuvati dalla De Pace e da uno degli irreperibili. I loro referenti erano: a Porto Cesareo la Totaro e la Giannotta; a Veglie Antonio Giannotta e l'altro irreperibile; a Squinzano la Baccaro e Chiriatti; e a Carmiano-Magliano Raffaele Tondi. Giampaolo Monaco aveva l'incarico di reperire gli stupefacenti che venivano nascosti nei pressi dei campetti di Arnesano, nelle campagne vicine come anche in due abitazioni di Porto Cesareo e di Cellino. La coppia Baccaro-Chiriatti era addetta al confezionamento delle dosi e alla custodia delle partite di droga, mentre uno degli irreperibili provvedeva alla distribuzione coadiuvato da Raffaele Tondi e da uno degli irreperibili. Il gruppo aveva a disposizione cinque autovetture per spostare da un posto all'altro la droga e per raggiungere i luoghi di appuntamento coni clienti: bar, strade poco frequentate come anche località marine affollate per passare inosservati. Alcuni fra i presunti spacciatori e trafficanti di droga sono stati arrestati durante le indagini: Raffaele Tondi venne fermato dai poliziotti della Squadra l'8 febbraio di quest'anno mentre trasportava nella sua auto 300 grammi di cocaina. Daniele e Patrizia Conversano finirono in manette l'11 marzo, mentre Francesca Baccaro e Antonio Chiriatti furono arrestati quattro giorni dopo con mezzo chilo di eroina. L'indagine coinvolgerà anche il tribunale dei m: i Carabinieri della compagnia di Campi segnaleranno il caso della bambina impiegata nell'attività di spaccio. Che non è certo un bell'educare. di E.M. |
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Da La Gazzetta del Mezzogiorno di Giovedì 24 Luglio 2003
Operazione andromeda. L' interrogatorio del Gip Gli imputati si difendono «Noi solo consumatori» Antonio Chiriatti ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Sembra delinearsi l'esistenza di un «direttorio».
Raffica
di interrogatori dopo gli arresti. Davanti al gip Antonio Del Coco hanno
cominciato a sfilare i venti arrestati nell'ambito dell'operazione
antidroga "Andromeda". Solo uno (Antonio Chiariatti, di Cellino, difeso
dall'avvocato Gabriella Mastrolia) ha preferito rimanere in silenzio
avvalendosi della falcoltà di non rispondere. Tutti gli altri si sono
difesi. Ieri mattina sono stati interrogati Francesca Baccaro di Squinzano,
Adriano Garofalo Centonze di Carmiano; William Greco di Porto Cesareo;
Fausto Lanzillotto di Carpignano e Gianluca Leone di Veglie. Tutti (difesi
dagli avvocati Michele Leo, Francesca Conte, Giovanni Erroi, Felice
Gennaccari) hanno respinto l'accusa. Hanno negato di far fatto parte di un
gruppo di spacciatori e, comunque, di aver venduto dosi di eroina. Tutti,
al contrario, hanno ammesso di aver acquistato la sostanza stupefacente ma
solo perchè consumatori. |