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 Alcuni elettori del Pd -  9 marzo 2009  -  (n.d.r. Lettera Firmata - Mittente identificabile)

E se le palle si staccassero?

La sentenza del TAR di Lecce ha stabilito che il Comune di Veglie, nel concedere l’autorizzazione in sanatoria all’OIL Salento, ha violato la normativa in tema di “giusto” procedimento e pertanto ha annullato l’autorizzazione scaturita da quel procedimento. La sentenza, infatti, sostiene: “l’Amministrazione (di Veglie) avrebbe dovuto procedere -ai sensi dell’art. 8, comma 3, l. 241/90 - mediante forme di pubblicità idonee a raggiungere la platea dei residenti, degli enti e delle imprese operanti nelle aree vicine, in tal modo consentendo, a chi ritenesse di subire un qualche pregiudizio dall’impianto o dalle attività svoltevi, di partecipare al procedimento”. In altri termini per i Giudici non è ammissibile che due o tre persone, tecnici o politici che siano, se la suonino e se la cantino da soli, nel chiuso dei loro uffici. I nostri però lo hanno fatto! I Giudici, ritenendo un errore, se non un abuso, concedere un’autorizzazione di tale portata senza coinvolgere gli operatori e le comunità del territorio, hanno annullato l’atto di concessione.

Ed ora che succede si chiedono in molti?

Naturalmente non succederà come a S. Giuliano di Puglia.

Giuseppe La Serra, progettista e direttore dei lavori, e Mario Marinaro, geometra comunale condannati a 6 anni e 10 mesi. Cinque anni per gli imprenditori Carmine Abiuso e Giovanni Martino. Due anni e 11 mesi di reclusione per l'ex sindaco di S.Giuliano, Antonio Borrelli.

Sono le condanne, per omicidio colposo, che la Corte d’Appello di Campobasso ha inflitto a dipendenti comunali e sindaco di S.Giuliano di Puglia.

Certamente sarà necessario attendere che la sentenza sia depositata per capire le motivazioni di  tali condanne. E’ bene, che,  appena pubblicata, il sindaco Fai se la procuri e se la studi, in quanto appare di capire che un sindaco non possa scindere la sua responsabilità da quanto accade nel territorio da lui amministrato. Con i dovuti distinguo, sarà bene che Fai  s’informi anche sulle procedure adottate da Luigi Barbieri, attuale sindaco del Paese, che, nel sospendere dal suo incarico  il tecnico comunale condannato, dichiara: “il provvedimento disciplinare adottato è previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro ed è stato emesso con effetto immediato subito dopo la sentenza”.

I raffronti sono sempre forzati, gli episodi non sono assolutamente identici, ma i ruoli di Sindaco e tecnico comunale sono gli stessi e ai ruoli seguono le responsabilità.

Ora i cittadini si domandano, ma come mai a Veglie degli abusi, o errori che siano, non risponde mai nessuno?

Questi errori hanno causato dei costi sostenuti direttamente dai cittadini che, non essendo stati tutelati dall’Amministrazione Comunale, hanno dovuto ricorrere alla Magistratura per difendere le loro attività.

Altri costi potrebbero abbattersi sulle aride casse martoriate del Comune, qualora venissero formalizzate le minacciose richieste di eventuali danni e a quel punto il disastro sarebbe completo.

Ma la storia non finisce qui. Agricoltori, Enti locali,  aziende vinicole, piccoli imprenditori, operatori turistici, consorzi di viticultori si trovano a dover continuare a pagare per stare dietro ad azioni giudiziarie, sempre più complesse e costose. Saranno obbligati ad inseguire l’OIL Salento al Consiglio di Stato a tutela delle loro attività economiche. Un intero sistema produttivo  è così costretto a difendersi da scelte politiche sbagliate. Da amministratori che non hanno un’idea di sviluppo del territorio che governano. Da amministratori che faticano a comprendere come l’agricoltura di eccellenza, la conservazione del patrimonio storico e il turismo rurale non siano compatibili con attività insalubri. Da amministratori che non sanno indirizzare le nuove iniziative  imprenditoriali  verso una crescita compatibile ed integrata  alle attività esistenti. Da amministratori che hanno provocato l’evaporazione di una progettualità aziendale, quantunque fosse sbagliata la sua collocazione.

Un lavoratore qualificato che ogni lunedì mattina si reca al lavoro a Milano e rientra venerdì sera, un giovane laureato con un alto bagaglio di conoscenze  che  gira il mondo per lavoro, un imprenditore che ogni mattina è costretto ad inventarsi soluzioni  per conservare la propria azienda, uno che lavora in nero e non ha nessuna copertura assistenziale, una donna che è stata licenziata, in pratica quanti lavorano e studiano come fanno ad accettare di essere rappresentati da amministratori che, in funzione di una consultazione elettorale più o meno fortuita, rimangono a decidere  delle sorti della loro esistenza anche quando sbagliano?

Nessuno ritiene di doversi fare spontaneamente da parte, per gli errori commessi?

La dignità in questo paese è facoltativa?

Ma cosa aspettano che la gente scenda in piazza con i forconi?

O che le palle dello stemma di Veglie si stacchino e li vada a colpire in fronte?

Probabilmente non accadrà nulla, mentre il Paese scivolerà sempre più in basso.

 

Abbiamo concordato con un gruppo di elettori l'intervento che
chiediamo venga pubblicato con la firma in calce:

 

Alcuni elettori del PD

(n.d.r. Lettera Firmata -  Mittente identificabile)