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  Lettera aperta del Consigliere Antonio Greco  - Giovedì 4 Aprile 2013

 

 

“Non c’è vento favorevole per un marinaio che non sa dove andare” (Seneca, Lettera a Lucillio, n. 71)

Lettera aperta del Consigliere Antonio Greco

 

(>>>Scarica il testo originale della lettera)

 

Al Presidente del Consiglio
Al Sindaco
Comune di Veglie
Sede

 

Lettera aperta (1)

 

“Non c’è vento favorevole per un marinaio che non sa dove andare” (Seneca, Lettera a Lucillio, n. 71)

 

Le richieste di chiarire che cosa penso della nuova Giunta e quale è la mia collocazione nei confronti di essa sono pressanti. Le dichiarazioni del sindaco sulla stampa   (2) chiedono delle precisazioni, in attesa di poterne fare di più ampie in sede consiliare.

 

Mi sono dimesso da assessore il 22 novembre 2012, dopo 25 mesi di impegno amministrativo realizzato con passione e con convinzione. Ho continuato a fare altrettanto, anche senza delega, fino al 15 marzo 2013, giorno in cui dalla Gazzetta del Mezzogiorno ho appreso della nascita della nuova Giunta e delle dichiarazioni del sindaco. Le dimissioni da assessore a novembre non erano formali ma dettate dalla necessità di dare spazio ad altri (da dicembre 2010 chiedevo al sindaco, che può confermare, di sollevarmi dall’incarico) e, soprattutto, dalla constatazione di dover supplire al disimpegno di altri e dalla convinzione che siamo tutti utili ma nessuno indispensabile. Avrei continuato a sostenere il progetto-Aprile senza alcun ruolo. Con una sola condizione: che fossero rispettati, almeno sufficientemente, lo spirito e i contenuti dell’accordo elettorale (un solo gruppo consiliare) con i quali i cittadini di Veglie avevano chiamato la lista Veglie Futura ad amministrare il paese, con la chiusura, contestuale alla formazione della nuova giunta, dei due gruppi consiliari (PD-UDC).

 

Ribadisco: non sono mai stato interessato a fare l’assessore, tanto meno adesso o in futuro.

 

Il contesto della lunga crisi amministrativa

 

La situazione in cui è stato chiamato ad amministrare il paese il sindaco Aprile è stata difficile, complessa e del tutto particolare: per la crisi mondiale e nazionale in cui dal 2010 sono piombati l’Italia e gli enti locali, per la pesante eredità economico-finanziaria ricevuta dalla passata amministrazione, per la ispezione ministeriale della fine del 2010 che ha assorbito molte energie, per la composizione della sua stessa maggioranza che non si è mai amalgamata ad un’ispirazione politica unitaria e forte, per la violazione dell’accordo pre-elettorale con la costituzione di altri due gruppi consiliari di maggioranza (UDC e PD) oltre a Veglie Futura, per la presenza del gruppo consiliare dell’UDC molto consistente (6 consiglieri), determinante e condizionante.

Riconosciute queste enormi difficoltà per spiegare il contesto della crisi e convinto che tutta la squadra (me compreso) fosse inadeguata ad affrontare la situazione, tuttavia, mi sembra che ci sia un attore principale nello spiegare la crisi della sua Giunta. Crisi molto lunga che dalla fine  dell’estate del 2012 approda, il 15 marzo 2013, alla nuova giunta.

 

Una crisi senza timone

 

Per il prologo, per i fatti avvenuti e per la sua conclusione, il protagonista della partita è stato lo stesso sindaco:

  • in seguito a contrasti con due assessori dell’UDC, e con la motivazione di un rilancio dell’attività amministrativa alla fine dei due anni e mezzo del mandato, ha aperto la crisi; ora, invece, in modo contraddittorio afferma che “la nascita della nuova Giunta non vuole esprimere un giudizio negativo sul lavoro svolto dalla precedente. Anzi…” (3)

  • ha fatto la proposta all’UDC di sostituire due assessori non graditi (che lo prevengono con le dimissionari volontarie il 2 novembre 2012) con tre assessori dell’UDC;

  • ha minimizzato e non ha dato importanza al dato politicamente molto rilevante della astensione dei sei consiglieri dell’UDC all’assestamento di bilancio del 29 novembre 2012, approvato con soli otto voti in seconda convocazione;

  • si è barcamenato tra le proposte più disparate: giunta con esterni, giunta a due, giunta a tre, giunta a quattro, giunta a sei… sempre con una conclusione disarmante: “datemi voi la soluzione: faccio quello che mi dite”;

  • ha scelto di fare un’azione di forza basata sui numeri, di nominare una giunta a tre (una rappresentante del PD, un rappresentante dell’UDC e unrappresentante di se stesso) e chiamarla “giunta istituzionale” (4) (su questo aspetto ho presentato una interpellanza al Consiglio comunale: lo spirito della mia richiesta di azzerare i tre gruppi consiliari era solo quello di tornare allo spirito unitario del 2010 con il quale ci eravamo presentati agli elettori) (5).

Il porto di approdo è, come ben si può constatare, molto diverso da quello che inizialmente voleva raggiungere.

 

Gli errori

 

  • Il sindaco non ha mai voluto portare la crisi all’esterno, non ha voluto informare e confrontarsi con i cittadini. Il loro giudizio è più importante di quello del ceto politico. E il loro giudizio, in questo tempo, si è fatto severo. Molto severo. E si è espresso chiaramente anche nel risultato elettorale del 24-25 febbraio con dei messaggi chiari: i cittadini non accettano più una amministrazione che vende fumo e non sta ai patti, una politica che si ripiega su se stessa e pensa per mesi a chi deve fare l’assessore;

  • non si è voluto un confronto sulla crisi in consiglio comunale e non si è voluto coinvolgere nella crisi anche le responsabilità dei consiglieri di opposizione;

  • il sindaco non ha mai fatto una valutazione di merito della giunta, di chi ha lavorato e di chi non ha voluto o potuto farlo, anche per agire sulla base di questa valutazione;

  • si è sbagliato metodo nell’approccio alla crisi: anziché partire dai gravi problemi amministrativi e poi cercare le persone più adatte e preparate per la soluzione di essi, si è fatto viceversa. E’ stato dedicato molto tempo alla composizione della giunta sganciando questa dai problemi amministrativi che doveva affrontare.

    • Per fare degli esempi:

      • l’operazione del risanamento del bilancio comunale è articolata e complessa: il bilancio primario del Comune di Veglie è fatto da spese correnti coperte solo per il 50% con entrate proprie. Con un approccio burocratico al problema formalmente si chiude il bilancio in pareggio ma ciò serve poco al risanamento. O si avvia un patto di cittadinanza, una responsabilità collettiva, un processo partecipativo di trasparenza al bilancio comunale o non si fa nessun risanamento. Si è mai chiesto il sindaco perché non abbiamo fatto in tre anni una sola assemblea pubblica“istituzionale”(questa sì!) (6) per informare e far partecipare i cittadini, pur avendola più volte chiesta da assessore? Ma ammettiamo che sia stata colpa dell’assessore, con questa nuova giunta sarà in grado di fare un bilancio partecipato?

      • evasione fiscale, abusivismo…: sono o non sono problemi per questo paese? Chi ha competenze e volontà per affrontarli?

      • i ritardi della macchina burocratica: anni per un bando per assegnare il convento francescano (non c’è ancora l’assegnazione definitiva), i loculi cimiteriali, la graduatoria per la zona PIP, il PUG, l’ispezione ministeriale (da luglio 2012 non è stato fatto nessun atto per le progressioni verticali e orizzontali) ….: chi può seguire, con una certa competenza questi problemi?

Se si fosse partiti da queste domande, tutti e 13 i consiglieri, pur inadeguati, sarebbero stati costretti ad un esame di coscienza e a un impegno molto più stringente, indipendentemente dal ruolo, e poi le scelte sulla nuova giunta sarebbero state diverse e conseguenti. Ora, con la forza – debolezza di due gruppi consiliari, si è costituita una giunta, che con tutto il rispetto per le persone, oggettivamente, per la scarsa esperienza, rischia un analfabetismo amministrativo e una inadeguatezza rispetto ai problemi da affrontare.

 

 

Signor sindaco,

 

confermo quello che ho detto nell’intervento al Consiglio comunale del 29 novembre 2012 (la mattina successiva mi dicesti che avevi condiviso ma dopo un giorno in una conferenza dei capigruppo di maggioranza rinnegasti!)  (7).

Sono e rimango un consigliere di maggioranza solo e, nella logica dei numeri che tu hai scelto, non determinante per la tua maggioranza. Non sfiducio un sindaco da consigliere di maggioranza, nemmeno un sindaco che non riconosce il vento favorevole che lo spinge a portare avanti il suo mandato, perché non sa dove andare. Ma per i provvedimenti consiliari che proporrai non dare per scontato il mio voto favorevole.

Non intendo fare l’undicesimo giocatore né per l’opposizione né per la maggioranza.

 

Farò il consigliere che esercita il suo mandato riconoscendo la centralità del Consiglio Comunale ed esercitando con i mezzi previsti dallo Statuto la funzione di controllo. Non mi puoi chiedere altro visto l’esito della crisi.

 

Sono cosciente che, con questa mia, qualcuno mi vorrà passare il cerino acceso (gioco molto praticato in mesti mesi) della responsabilità di chiudere la tua esperienza amministrativa. Ma non è così. Mi sento responsabile di quello che ho scritto e di quello che dico. Non sono responsabile delle scelte che hai fatto o che farai né del desiderio di molti di mandarti a casa ma aspettano, in agguato, che siano gli altri a farlo.

 

Ritengo che l’essenziale di questa stagione è che non si sopravvive con la furbizia ma si vive con il coraggio di dire e di fare ciò in cui si crede.

 

Senza risentimento né compiacimento ma tanta amarezza e delusione, saluti.

 

Veglie 2 aprile 2013

Antonio Greco

P.S.

Affido alle SS.VV. i tempi e i modi di diffusione della presente.

 

 

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(1)  Avrei chiarito la mia posizione in Consiglio Comunale, luogo deputato per simili dichiarazioni, ma le previsioni di un consiglio comunale non prima del 30 aprile p.v. mi hanno spinto a usare con urgenza questa forma di comunicazione. Anche per la chiarezza nei confronti dei dipendenti e cittadini nello svolgimento del mandato consiliare nel mese di aprile prima del consiglio comunale. (torna su)

 

(2) Cfr. La Gazzetta del Mezzogiorno del 15 marzo 2013 e del 29 marzo 2013.   (torna su)

 

(3) Cfr. La Gazzetta del Mezzogiorno del 15 marzo 2013. (torna su)

 

(4) Cfr. La Gazzetta del Mezzogiorno del 15 marzo 2013 e del 29 marzo 2013. (torna su)

 

(5) Interpellanza del 15 marzo 2013. (torna su)

 

(6) Cfr. le sole mini-assemblee del Pd locale. (torna su)

 

(7) Delibera di C.C. n. 43/2012. (torna su)