Mille strade
insieme percorse
tranquilli circuiti
di piacevoli corse.
Guidando felice
la Cinquecento
con soli vent’anni
lanciati nel vento.
La prima fiammante
autovettura
preludio di viaggi,
conquiste, avventura.
Ma a raffreddare
i giovanili ardori
giungevano sempre
gli stessi dolori.
Eran le solite
limitazioni
ma quelle paterne
eran solo finzioni.
A procurare
una vera apprensione
erano altre.
Di diversa ragione.
La più importante,
la solita era.
Garantire la marcia
fino alla sera.
Ma la faccenda
era proprio un’impresa
e la corsa serale
era spesso sospesa.
Una corsa prevista
da rinviare
e con essa
un incontro, dolce, speciale.
Bisognava resistere
con duemila lire
sette giorni di seguito
e c’era poco da dire.
Sempre un soccorso
però accorreva
a far ripartire
la corsa di sera.
Era il mio nonno
che felice donava
le ultime lire
che conservava.
La Cinquecento
al vento riparte
con quei pochi soldi
messi da parte.
Alla conquista
di nuove emozioni
dimenticando
le vecchie apprensioni.
C’era una volta
la Cinquecento
per gli anni Sessanta
il vero evento.
L’imitazione
può rifare il motore
ma non di certo
il suo vecchio cuore.