|
|
|
Dal Quotidiano di Lecce di Venerdì 14 Settembre 2001
Finiti i fondi regionali. in molti hanno già superato il tetto di spesa. L'assessore: Nessun problema Radiografie e analisi a pagamento dal 1° Ottobre 2001 Laboratori, cliniche e specialisti sospendono le convenzioni
«A partire dal primo ottobre l'alternativa sarà: venire nelle strutture private convenzionate e pagare interamente le prestazioni ospedaliere ed ambulatoriali erogate oppure recarsi nelle strutture pubbliche ed attendere tempi biblici, prima di poter ricevere le cure».
A lanciare l'allarme sono stati, ieri mattina, gli operatori sanitari, aderenti al Coordinamento regionale sanità accreditata riuniti presso la sede di Lecce dell'Ordine dei medici. Sono, infatti, sul piede di guerra le strutture sanitarie private, o meglio quelle gestite da privati ma convenzionate con le Ausl. Ma l'assessore regionale alla Sanità, Giuseppe Mazzaracchio, getta acqua sul fuoco e spiega che l'allarme è fuori luogo. Infatti, spiega l'assessore, i pazienti potranno recarsi presso laboratori e specialisti che non hanno superato il tetto di spesa. I laboratori privati si dicono pronti a scatenare, nei prossimi giorni una campagna di informazione e sensibilizzazione contro quello che ritengono un vero e proprio rischio incombente sulla loro stessa esistenza. Un rischio derivante dalla legge regionale n. 28 del 2000, che, nell'ambito di un più ampio programma di risanamento economico del bilancio della Regione Puglia, ha previsto consistenti tagli alle spese, in particolare a quelle destinate alla sanità. La Regione in pratica, attraverso le Ausl, ha imposto un tetto massimo per i rimborsi delle prestazioni erogate in convenzione dalle strutture sanitarie private. Tetto di rimborsi, che è pari ai finanziamenti stanziati nel '98 e che la maggior parte di loro ha già superato. Per cui, dal 1° ottobre, chiunque si rivolga ai privati per operazioni ospedaliere o, semplicemente, per analisi cliniche, visite specialistiche, esami vari, dovrà mettere mano al portafoglio e pagare, per intero, di tasca propria le prestazioni richieste. O, in alternativa, sperare in una prenotazione nelle già affollate liste d'attesa delle strutture pubbliche. Ciò metterà a rischio, come ha spiegato Francesco Pignatelli, presidente regionale del Corsa, la sopravvivenza stessa del variegato mondo della sanità privata pugliese, in cui, tra l'altro, è impiegato personale qualificato per circa 10.000 unità, che rischiano di perdere, da un giorno all'altro, il loro posto di lavoro. Senza trascurare i disagi ed i maggiori costi per l'utenza. «Bisogna informare la popolazione pugliese che, a partire dal 1° ottobre non avrà più agevole accesso alle strutture private - ha sottolineato il dottor Piero Galluccio -. Limitare le spese è giusto, ma è sbagliato il modo attraverso il quale si sta cercando di farlo. E poi è sbagliato farlo sulla base di un tetto finanziario vecchio di due anni».
I medici aderenti al Corsa hanno poi elencato i dati positivi della sanità privata: la sempre maggiore richiesta di prestazioni negli ultimi anni (nel '99 vi hanno fatto ricorso due utenti su tre), i minori costi delle prestazioni a carico dei pazienti rispetto a quelle, equivalenti, svolte nelle strutture pubbliche (40 per cento di costo in meno), la minima incidenza di essa (solo per il 7.5 per cento) sul bilancio regionale. Sotto accusa c'è quindi quella legge regionale "fatta forse un po' frettolosamente e che andrebbe rivista".
A sostegno della battaglia
portata avanti dal Corsa per il "diritto di scelta tra pubblico e privato",
ieri erano presenti pure i responsabili di due associazioni: Rosa Orlandi, in rappresentanza del Centro per il
diritto alla salute, e Ferruccio |