Testata Veglie News

Dal  "Messaggero" di sabato 12 marzo 2005

 

Cinquant'anni fa moriva il mitico "Bird" che lanciò la rivoluzione del be bop

Charlie Parker, il genio che fece rinascere il jazz

BIRD, quella sera, aveva voglia di vedere la tv. Sdraiato nel sofà della sua amica, sostenitrice e protettrice, la baronessa Pannonica de Koenigswater, era stremato ma si sentiva meglio. Era felice, riposato, aveva voglia di ridere e Nica, questo il diminutivo della nobile ricca aristocratica signora (la sua famiglia fa parte del ramo inglese dei Rotschild), era dolce e protettiva. Fu una risata a strozzare la sua vita e a fermare il suo cuore, mentre guardava il suo varietà preferito, il Tommy Dorsey show che andava in onda di sabato (sabato 12 marzo 1955) sulla Cbs.

Dimostrava quasi il doppio dei suoi 34 anni e mezzo Charlie Parker: aveva vissuto freneticamente, si era bruciato, aveva bevuto, si era drogato, aveva fatto grande musica, era diventato un simbolo. Per il jazz, musica nella quale assieme a Louis Armstrong, Duke Ellington, Miles Davis e John Coltrane è il maestro assoluto, per i neri, per un'intera generazione di americani quelli che amavano Kerouac, Jackson Pollock e Dylan Thomas. Bird non fu solo impareggiabile per tecnica, fantasia, originalità con il suo sax alto, ma il più esplicito e chiaro riferimento di come il jazz fosse ormai profondamente inserito nella vita culturale, di quanto scandisse il ritmo, le ansie, le instabilità della società americana del dopoguerra. E di come il black people avesse ormai parte piena in questo processo, con pari dignità.

Quella del be bop fu una grande rivoluzione, molto più grande dell'ambito sia pure significativo del jazz. Era un movimento elitario, tutto sommato marginale, sviluppatosi nelle cantine newyorkesi (come i celebri Monroe's e Minton's) negli after hours, quando le luci erano spente e i clienti erano andati a dormire. I jazzisti non dormivano, non c'era tempo. Suonavano e inventavano. Il chitarrista di Benny Goodman, Charlie Christian non ne perse una di quelle jam sessions: morì a 23 anni, praticamente senza aver mai dormito. Il movimento dei boppers nasceva come risposta al successo dilagante e popolare della Swing era, il primo vero e proprio fenomeno di massa che riguardasse la musica. Nato come espressione del jazz nero, era ormai il ritmo che scandiva il tempo delle nuove generazioni bianche. Ed erano uomini dello swing quelli che di notte si riunivano al Minton's: oltre a Charlie Christian, il pianista Thelonious Monk, il batterista Kenny Clarke, lo stesso Parker e il trombettista Dizzy Gillespie, che a quel tempo lavorava con Bird, nella big  band di Earl Hines, l'ex pianista di Louis Armstrong.

Cambiarono il jazz e cambiarono la musica. D'istinto, ma consapevolmente. Il jazz diventava maturo, intellettuale, impegnato, espressione di una classe di giovani che volevano ragionare con la loro testa (da Miles Davis a Charles Mingus, a John Lewis) e dove anche l'uso massiccio delle droghe era una sorta di reazione alle esclusioni della società, una terribile, insopprimibile inclinazione all'autodistruzione che contagiò quasi tutti, ma che in Bird fu sicuramente portata alle conseguenze estreme. La droga fu il dramma di Parker, la sua condanna. Era un uomo brillante, colto (che amava Bartok, Schoenberg, Hindemith e Stravinsky), simpatico, dotato di un naturale e mostruoso talento. Un solista formidabile, esuberante, capace di improvvisare a velocità fantastica, di inventare splendide melodie, di commuovere con il suo lirismo. Lo provano le sue straordinarie incisioni, dalle celebri Savoy sessions, a quelle Dial, perfino nella drammatica e tristemente famosa Lover man, registrata in uno studio mentre non riusciva neppure a reggersi in piedi, alle più commerciali, ma straordinarie incisioni con gli archi (le prime di un
jazzista in simile situazione) realizzate per la Verve con l'impresario Norman Granz.

Musica che, risentita oggi, rivela una freschezza e una vitalità che il jazz (e non solo il jazz) non riesce più ad esprimere da tempo.

Marco Molendini

Sito ufficiale su Charlie "Bird" Parker: www.cmgww.com/music/parker/