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Dal Quotidiano di Lecce di Sabato 21 Settembre 2002


Inaugurato il Museo Etnografico di Oria: in esposizione 4mila oggetti fra arredi, utensili e manufatti  

La storia raccontata dai mestieri scomparsi

E' stato inaugurato ieri sera (20/9/02 - n.d.VN), nei locali  riadattati dell'ex ristorante del Santuario di San Cosimo ad Oria, il museo etnografico salentino, tra i più importanti del Mezzogiorno per la ricca esposizione di testimonianze, quasi 4mila oggetti tra arredi, utensili e manufatti che raccontano la vita di tutti i giorni, nei campi, nelle botteghe, a scuola e nella famiglia in un periodo compreso tra il 1600 e gli inizi del secolo scorso. La preziosa raccolta è frutto del certosino lavoro di ricerca durato la bellezza di 30 anni in giro tra i vecchi contadini da parte di un geometra di Francavilla Fontana, Gerardo Andriulo, con un passato trascorso in Amazzonia e nella sua città natale come costruttore.

«In un clima di misticismo,oltre agli ex voto che appartengono ad un retaggio di fede, il Santuario raccoglie testimonianze che riguardano la vita del nostro popolo, una civiltà passata poco conosciuta dai ragazzi. Alla missione religiosa e sociale si unisce ora quella culturale», ha dichiarato nel suo breve intervento il vescovo della diocesi di Oria monsignor Marcello Semeraro.

In tre saloni, uno di essi posto a piano terra, sono esposti i numerosi pezzi - alcuni rari - della collezione Andriulo. Il visitatore, entrando nel museo, per prima cosa, potrà notare delle grandi foto che illustrano i mestieri ormai scomparsi della terra brindisina e salentina, come il venditore di utensili di argilla (anni '30), il ciabattino ambulante, il fabbricante di corde, detto "lu zucaro". Al piano terra in una vetrinetta tra i tanti oggetti sono ben visibili una macchina fotografica "a corredo" - come recita la didascalia - "dei Balilla del Duce in gita" (anni '40), un vecchio pulisci-timbri (anni '30) ed un documento su un "figlio di madre ignota".

Nei due saloni del piano superiore, sapientemente collocati da Andriulo, hanno trovato posto le "alcove" dei ricchi e dei poveri (due camere da letto dei primi del '900), vecchi girelli dove il bambino "scapulato" andava in tutte le direzioni, tantissimi attrezzi e suppellettili per la casa, una antica ghiacciaia per la conservazione degli alimenti che si raffreddavano con pezzi di ghiaccio comprato nelle apposite rivendite, una rara serie completa di misure locali per le olive, i legumi, le mandorle ed il frumento, la porta d'ingresso di una casa contadina (fine '700), arnesi per il fabbro ed il maniscalco. Un angolo è interamente dedicato ad una vecchia classe con i banchi di una volta ed un pallottoliere per le prime nozioni dei numeri (anni '30).

Un ambiente è stato interamente dedicato alle vecchie cantine, ritrovo serale dei poveri ed all'antica civiltà contadina. In mostra "trajni", calessi e carri del '40. Il pezzo più antico è un vecchio frantoio del '600.

«Qui al Santuario non solo turismo religioso ma anche culturale. Il museo realizzato grazie alla preziosa collaborazione di Andriulo e di altri  francavillesi, può diventare un punto di riferimento per gli studiosi»  ha affermato il giornalista Vincenzo Sparviero. Per il sindaco di Oria Cosimo Moretto, «questo evento è un fatto importante per la nostra città ma anche e soprattutto per tutti i comuni della Diocesi aldilà di ogni campanilismo. Questo museo valorizza l'opera ed il lavoro svolto dai nostri padri».

di Gianni Cannalire