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Dal "Nuovo Quotidiano di Puglia" di sabato 21 maggio 2005
Intervista a Realino Mazzotta che con Joseph Moreno e Francesco Palmirotta partecipa oggi ad un seminario all'Università di Lecce Le dolci note. Musicoterapia tra arte e scienza. E' uno dei miti più conosciuti di tutta la storia, quello di Orfeo, raccontato in maniera struggente, tra gli altri, da Virgilio nelle "Georgiche", da Ovidio nelle "Metamorfosi" e da Poliziano nella "Fabula di Orfeo". Pur di far tornare in vita la bella Euridice, morta per il morso di una biscia, Orfeo scende negli inferi e con il suono della sua lira riesce a commuovere prima Caronte, poi Cerbero ed infine Ade che gli consente di riportarla via a condizione che non la guardi mai in viso finché si trova nel suo regno. Sappiamo già come va a finire: Orfeo, già fuori, la guarda quando Euridice non lo è del tutto, e così lei scompare definitivamente nel mondo delle tenebre. Il suono della lira di Orfeo è diventato un simbolo del potere e degli effetti della musica, al di là del suo aspetto artistico e di intrattenimento. Se infatti la musica rappresenta una delle più alte espressioni artistiche, per i romantici l'arte per eccellenza, del pari importante è anche l'altro suo aspetto, quello in grado di evocare e creare suggestioni, modificando il nostro animo, quasi a conferma di quel suo potere divinatorio che la mitologia ci ha narrato parlando di magici eventi sonori. Proprio la considerazione della grandezza e della sacralità dell'elemento musicale hanno fatto sì che già nell'antichità si ritenesse che il suono potesse esercitare una concreta azione sull'essere umano, giustificando quindi la sua forza terapeutica. È la cosiddetta musicoterapia, intendendo con questa espressione l'intervento di carattere preventivo e terapeutico, rivolto sia agli adulti che ai bambini, che utilizza il suono (inteso come mezzo di comunicazione non verbale) finalizzandolo alla stimolazione ed allo sviluppo di funzioni quali, per citarne solo alcune, l'affettività, la motricità ed il linguaggio. E di "Musicoterapica tra arte e scienza" si parlerà a Lecce questa mattina alle 10 (21/05/05), nell'aula multimediale di palazzo Parlangeli, all'interno del seminario di studio rivolto ai dottorati organizzato dal dipartimento di Scienze pedagogiche, psicologiche e didattiche dell'Università di Lecce. Interverranno Joseph Morene, musicoterapeuta e già docente all'Università americana di St. Louis ("Visioni ed esperienze transculturali della musicoterapia"), lo psicologo Francesco Palmirotta ("II principio di ontosofìa psicosomatica nella musicoterapia") ed il salentino Realino Mazzotta, primo violoncello dell'orchestra "Tito Schipa" di Lecce e musicoterapeuta ("II training musicale psicosomatico e i sintomi derivanti da ansia e stress") (vedi articoli 30/08/02 - 05/02/03 - 8/04/03 ). La discussione sarà coordinata da Salvatore Colazzo mentre a trarre le conclusioni sarà Oronzo Greco. Professore Mazzotta, in Italia solo a partire dagli anni Settanta gli studi di musicoterapia hanno iniziato ad essere istituzionalizzati, e questo seminario conferma ormai l'importanza di questa materia. «È infatti un seminario rivolto ai dottorati di ricerca e serve per introdurre la musicoterapica che sta prendendo sempre più piede nelle università e nei conservatori italiani. Fino a vent'anni fa era invece oggetto di studio prevalentemente nelle università americane ed inglesi. Ora si prende in considerazione anche da noi la musicoterapica come medicina alternativa nella prevenzione e nel trattamento delle patologie psichiatriche e psicologiche». Tra i relatori del seminario c'è anche un'autorità del settore, il professore Moreno. «Certamente Moreno è il più famoso ed importante musicoterapeuta del mondo, è quello che ha girato di più ed ha accolto tutte le esperienze asiatiche, del Tibet, africane, studiando le piante curative e le musiche». Il legame della musica con la medicina è antichissimo: la credenza nel suo potere incantatorio e curativo risale infatti a molto tempo prima dell'avvento del filosofo Pitagora e della concezione della musica anche come catarsi", purificazione dell'anima. Lei a quale scuola si riallaccia? «Bisogna intanto precisare che il termine musica in questi casi indica una vasta gamma di manifestazioni sonore da realizzarsi con il corpo, con la voce e con gli strumenti che consentono un rapporto comunicativo non verbale. La mia scuola si rifà a quella di Pitagora». In concreto, quali cambiamenti produce la musicoterapica? «Sono tre le funzioni a cui assolve: modifica lo stato profondo dell'io, che si accetta e diventa più consapevole delle proprie capacità; adatta la persona alle varie musiche anche se diverse dal proprio gusto; purifica e libera l'animo dei problemi e dai conflitti quotidiani». di Eraldo Martucci |