Testata Veglie News


Dal Messaggero di Giovedì 2 Agosto 2001

 

«Il pediatra deve andare a casa per le visite»

La cassazione: «Anche per un pò di febbre, il medico ha il dovere di rassicurare i genitori»

 

ROMA - Il pediatra deve accorrere a rassicurare di persona i genitori dei bambini tutte le volte che viene chiamato telefonicamente, anche solo per una banale febbretta dei baby-pazienti. Lo ha stabilito la Cassazione, rilevando che il dovere del medico per l'infanzia non è solo quello di curare i piccoli assistiti ma anche quello di alleviare le preoccupazioni
di mamme e papà.


I fatti che hanno portato a questa affermazione di principio - contenuti nella sentenza 10389 - risalgono alla fine dell'estate 1998, quando una mamma di Pistoia, la signora Giovanna, con un bimbo di 13 mesi che aveva 38,5 di febbre, chiamò il pediatra del servizio sanitario da lei scelto per curare il figlioletto, il dottor Saverio C...


I1 sanitario le disse che la situazione non era di alcuna gravità e diede solo alcuni consigli telefonici, dicendo di essere disponibile per ulteriori consultazioni se il bebè si fosse aggravato. Ma a Giovanna non andò giù il fatto che il medico non avesse effettuato la visita domiciliare - da lei richiesta - e fece un esposto all'Ordine dei medici di Pistoia, che mise sotto procedimento disciplinare il pediatra pigro, irrogandogli la sanzione dell'avvertimento, confermata anche dalla Commissione sanitaria centrale.


Infatti, secondo il tribunale dei medici, tra i doveri del medico vi è anche quello «del sollievo delle sofferenze, sia sotto il profilo fisico che psichico» per cui il rifiuto di svolgere la visita dimostrava «la insufficiente capacita del pediatra di percepire il bisogno di rassicurazione dei genitori del piccolo paziente». Agendo così, il sanitario aveva «interrotto il rapporto fiduciario medico-paziente con pregiudizio dell'intera categoria professionale».

 

Contro questo verdetto, Saverio ha fatto ricorso al Palazzaccio, sostenendo che «il bisogno di rassicurazione che
compete al medico riguarda il paziente e non i suoi congiunti e che, nel caso concreto, il paziente era il minore e non i suoi genitori». La Suprema corte non ha condiviso queste obiezioni in quanto, siccome il bambino aveva solo 13 mesi, «il dovere di rassicurazione del medico doveva svolgersi nei confronti dei genitori del piccolissimo paziente». Aggiungono anche che il codice deontologico dei medici, con l'art.3, impone ai sanitari
«oltre al dovere di un intervento terapeutico appropriato, anche quello del sollievo della sofferenza, tenendo presente che la salute deve essere intesa come benessere fisico e psichico».