"Lithrattu ti Eie"

di don Giovanni Tondo

 

 

Il libro, di 210 pagine, è una pubblicazione "Edizione Amici" della "A. De Leo" - Brindisi, del 1980. Quinto volume della serie "Guide alle Tradizioni".

E' stato pubblicato come supplemento del bollettino della parrocchia Maria SS. del Rosario.

Il libro è arricchito da una raccolta di fotografie di vita quotidiana, folkloristica e artistica di Veglie.

Di seguito riportiamo alcuni stralci dall'introduzione fatta dal prof. Michele Melillo, all'epoca direttore della facoltà di Lettere - istituto di Dialettoligia  dell'Università degli Studi di Bari:

 

[...] ma dinanzi alla prova di don Giovanni Tondo, mi vedo costretto a ricredermi, sulle possibilità che possono essere offerte dalla poesia dialettale, e per quanto riguarda il contenuto estetico e per quanto riguarda la ricerca più propriamente linguistica.

Vorrei dispensarmi dalla illustrazione dei meriti più squisitamente poetici, che per me più che sui tanti particolari che fanno tenerezza, vanno fondati sulla strutturazione generale dell'opera: sul congegno che viene messo in mano a tre personaggi, che si perdono per le strade di Veglie... perchè sotto i loro occhi e sotto i loro passi la cittadina si riveli in tutta la sua storia, in tutte le sue angosce e più che altro in tutta la sua giocondità, che costituisce il motivo dominante del suo cantore innamorato.

stralci dall'introduzione del prof. Michele Melillo

 

 

Di seguito riportiamo alcuni stralci dall'introduzione fatta da don Giovanni Tondo, autore del libro:

“Ogni città o paese, per quanto piccolo possa essere, ha sempre una sua storia.

Non è da credere, però, che la storia, la cultura, sia data soltanto dai grandi personaggi o dai grandi avvenimenti di un popolo: storia e cultura sono anche, e fondamentalmente, il modo di pensare, il modo di agire, le abitudini, le tradizioni, le sagre, le scenette popolari; storia e cultura è, anzi, lo stesso modo di esprimersi, ossia la lingua dialettale, sempre caratteristica, con le sue espressioni, le sue frasi, i suoi termini onomatopeici, che esprimono, cioè, con il loro stesso suono, più efficacemente di qualunque frase ben fatta, quanto vogliono significare...

[...]

...credo, così, di contribuire, con semplicità e senza pretese, a far conoscere, a diffondere e a conservare, se non proprio a sviluppare, quella cultura popolare, che è tutta e sola della nostra VEGLIE.

Mi auguro di esserci riuscito...”

 stralci dall'introduzione di don Giovanni Tondo