Testata Veglie News

Di seguito pubblichiamo un articolo (tratto dal numero di Aprile 1982 del Bollettino “La mia famiglia Parrocchiale” della Parrocchia del SS. Rosario di Veglie) che l'autore Luigi Mazzotta ci ha inviato completandolo, in occasione di questa riedizione su Veglienews, con alcune note integrative.

Articolo tratto dal numero di Aprile 1982 del Bollettino “La mia famiglia Parrocchiale”

Il Convento della Favana

(di Luigi Mazzotta)

In questi ultimi anni, l'attenzione dei cittadini vegliesi è stata diretta con particolare interesse al noto Convento della Favana con la relativa cripta, considerato uno dei più bei tesori della cittadina per la sua importanza storica, artistica, culturale e religiosa.

Dopo un secolo ed oltre di completo abbandono, sono stati finalmente stanziati diversi milioni, per il recupero dell'edificio mediante un necessario e idoneo restauro; questo perché il Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, tramite la Sovraintendenza alle Belle Arti con relazione del 31-1-1981 prot.955 in base alla legge 1-6-39 n.1089, ha riconosciuto che il Convento "costituisce un'interessante e notevole testimonianza di architettura religiosa legata agli insediamenti ecclesiastici del XVI - XVII sec. nell'area salentina" e che la cripta è una "notevole testimonianza di architettura rupestre legata alla cultura religiosa e alle forme liturgiche dell'area grecanica della Puglia". (Nota 1)

Infatti, il riferimento più importante per menzionare Veglie, nei migliori testi di arte, di storia e di turismo, è proprio la cripta della Favana, per i suoi stupendi affreschi bizantini della fine del XV sec. (vedi articolo L.Mazzotta su veglieonline)

Per coloro che ancora non ne sono a conoscenza, si vuole qui tracciare, attraverso antichi e preziosi documenti manoscritti, un breve profilo storico del nostro Convento dei Frati Minori Conventuali.

Questo organismo francescano faceva parte della "Custodia Brundusina" nonché della Provincia Francescana di S. Nicola, costituita dalle province civili di Bari, Brindisi, Taranto, Lecce, Matera e parte di quella di Foggia.

Il più antico documento in nostro possesso è una "Relatione Provinciae S.Nicolai" del 1614, tratta da un "Liber topologicus Provinciarum", (Archivio generale dell'Ordine a Roma), in cui si hanno importanti notizie circa la fondazione del Convento avvenuta solennemente il 16 maggio dell'Anno Domini 1579 su iniziativa ed interessamento dell'"Universitas Vigilarum" (amministrazione comunale di Veglie). (Nota 2)

Esso fu costruito accanto alla cripta bizantina dedicata a S.Maria di Veglie, e non Madonna della Favana come si suol dire. Una Platea del XVIII sec. indica che il termine Favana deriva dal fatto che i fedeli della zona intercedevano la Vergine per liberarli dal male del favismo, grave malattia meridionale, a volte mortale, prodotta dall'ingestione di fave.

Le primitive strutture furono poi ampliate da un certo Padre Maestro Tommaso de Cipro tra il XV e il XVI sec.; è di quest'ultimo secolo, infatti, la ricostruzione o il restauro della Chiesa annessa, con i suoi meravigliosi affreschi.

In questo secolo inoltre, il convento era molto importante, dal momento che il Papa Innocenzo X, che con la Bolla "Instaurandae" del 15 ottobre 1652 decretava la soppressione di alcuni conventi minori, lo mantenne in vita. (Nota 3)

Da un Registro dei Minori Conventuali di S. Nicola (Archivio Generale Roma) in occasione della S. Visita del Ministro Provinciale P. Saverio Carrasi da Bari avvenuta il "20 febbraro 1798", gli "Stazianti di detto Convento" erano diversi e tutti "di Veglie" : il Guardiano era p. Francesco Antonio Stasi di anni 42, cui successe p. Bonaventura Ferramosca; inoltre p. Onorio Colelli di 31 anni, p. Francesco Antonio Natale di 30, p. Michelangelo Leverè di 63, p. Serafino Provenzano di 56 e p. Francesco Panzanaro; i "Laici profecti" erano: fr.Antonio Iazzi, fr. Francesco Stasi, fr.Arcangelo Valentini, fr. Angelo Simone e fr.Sebastiano Trinchera.

Il Convento, si legge in questo Registro, era dotato di un discreto patrimonio, sufficiente al fabbisogno dei Frati; si ricavavano infatti tipici prodotti delle nostre terre: olio, grano, vino; le "pecore n. 300 = bovi n. 12 = una mula = una giumenta = una somarra = " costituivano gli "Animali di detto Convento". (Nota 4)

Nel redigere il bilancio, i nostri Conventuali si dimostravano misurati; infatti, nella suddetta S. Visita, si nota che "avendo osservato i sopradetti obblighi, e la di loro soddisfazione ritrovato abbiamo che battono del pari".

Però, avevano pure un debito di 1.000 ducati, ai tasso d'interesse del 4% con un signore di Gravina.

Tra gli oggetti più preziosi vi era l'"Argenteria": "una croce = una pisside col piede d'ottone = una sfera = un incensiere colla navetta = un sicchietto coll'Aspersorio = calici n. 2 co piedi d'ottone".

I secoli XVII e XVIII sono, quindi, da considerare i secoli d'oro per i nostri Frati. I Regesti dell'ordine forniscono un quadro obbiettivo della loro vita religiosa, ancorata alle Costituzioni Urbane del 1628, e ciò era edificante per i fedeli.

Con l'occupazione della zona continentale del Regno delle due Sicilie da parte dei francesi il 9 febbraio 1805 e l'insediamento sul trono di Napoli di Giuseppe Bonaparte, fratello dell'imperatore Napoleone, le cose mutarono. La nuova legislazione maturata dal clima dello rivoluzione francese soppresse tutti gli Ordini monastici possidenti e i religiosi furono cacciali dai loro Conventi.

Il Guastamacchia nel suo volume "Francescani di Puglia", annota; «dolorosa e sconcertante fu la sorte dei Religiosi, allontanati dai loro asili di pace; furono gettati sul lastrico, senza alcun riguardo all'età, alle condizioni di salute e alla venerazione di cui il popolo credente li circondava. Tutto ciò in omaggio al fatidico trinomio di libertà, uguaglianza e fratellanza!»

Triste fu anche la sorte dei nostri Conventuali: la piccola biblioteca e il relativo archivio, senza dubbio ricco, di opere e documenti essenziali a ricostruire la storia del nostro paese, le suppellettili di un certo pregio, l'argenteria, le opere d'arte della Chiesa, furono disperse; le proprietà terriere, invece di andare a coloro che le coltivavano, finirono nelle mani di pochi borghesi per vie illegittime. (Nota 5)

Crollando l'impero Napoleonico, ritornarono i vecchi sovrani Borbonici, e nel 1818 essi concordarono con la S.Sede il ritorno degli Ordini Religiosi e la riapertura dei Conventi. Il nostro, a causa di ostacoli burocratici, fu riaperto nel 1837, ma ormai era ridotto ad un conventino, anzi l'Ordine lo considerava solo una "Grancia", ossia luogo che ospitava i Frati in viaggio. (Nota 6)

Tra gli "Acta Capitulorum Provincialium Provinciae S.Nicolai sec. XIX" (Arch. Gen. Roma), si legge però che nel Capitoio Provinciale, svolto a Bitonto il 21 giugno 1841, questa "Grancia" fu elevata a Convento, riacquistando così un certo prestigio per la presenza di Padri illustri per Fede e per cultura, tant'è vero che il 28 giugno 1845 si celebrò niente meno che un Definitorio Provinciale (pre-Capitolo), a cui parteciparono una ventina di insigni Padri, provenienti dalla ripristinata Provincia di S. Nicola; in questo periodo, il Convento di S. Maria della Favana era passato a far parte della "Custodia Leccese".

Il Guastamacchia annota che, in un prospetto statistico del 1851, il Convento della Favana ospitava "4 sacerdoti, 3 fratelli, 1 terziario". (Nota 7)

Con l'unità d'Italia, in virtù della legislazione laicista e antiecclesiastica del regno di Sardegna, introdotta nel nuovo Regno d'Italia, il decreto luogotenenziale del 17 novembre 1861 dichiarò soppressi, per la seconda volta, tutti gli Ordini Religiosi e il relativo patrimonio fu incamerato.

I vari Conventi furono adibiti a diversi usi: municipi, scuole, ospedali, caserme ecc.; soltanto il Convento di Veglie, fra quelli Conventuali della Provincia di S. Nicola, annota il Guastamacchia, "fu condannato alla rovina".

A causa di questa soppressione, i nostri Religiosi furono rimandati nelle proprie famiglie d'origine, con una misera e scarsa pensione. Infatti il già noto Padre Carmelo Frassanito, da Veglie, che era stato Guardiano del Convento e Ministro Provinciale, rimase nella sua cittadina, svolgendo il suo ministero come Sacerdote secolare.

I Religiosi, però, vivevano come se fossero in comunità: erano subordinati sempre al Ministro Provinciale che aveva la sua sede a Bari in una casa privata. Nel 1872 furono nominati i "Guardiani dei padri e fratelli viventi in dispersas domus" a Bitonto, Terlizzi, Santeramo, Oria, Specchiapreti e Veglie.

L'ultimo Ministro Provinciale di questo non felice periodo con sede a Bitonto, dove divenne Parroco di S.Silvestro, fu Padre Attilio De Mitry da Veglie.

Per concludere, si riportano ora alcune note biografiche, desunte dall'opera citata del Guastamacchia, relative a due insigni e degnissimi padri vegliesi suindicati:

P. Carmelo Frassanito: «nato a Veglie nel 1803, fu tra i primi ad entrare nell'Ordine dopo il ciclone napoleonico; ordinato sacerdote nel 1826, fu il secondo Ministro Provinciale, dopo la ricostituzione della Provincia, eletto nel 1847 e confermato tre anni dopo, sempre con voti unanimi» (così infatti si nota nei verbali del Capitolo Provinciale di quell'anno, conservati nell'Arch. Gen. cr Roma). «Ritiratosi in patria dopo la soppressione, vi trascorse i suoi anni, edificando tutti con la sua mitezza e bontà paterna».

P. Attilio De Mitry: «nacque a Veglie nel 1820 e ordinato sacerdote nel 1843, trascorse quasi tutta la sua vita religiosa e sacerdotale a Bitonto dopo aver conseguito la laurea nel Collegio di S. Bonaventura in Roma (1848) e dove tornò più tardi con la carica di Segretario  Generale (1856 - 69). Governò la provincia per 2 trienni come Ministro Provinciale (1853 - 59) e per circa 14 anni come Commissario Generale (1885 - 1900)».

 

Luigi Mazzotta

NOTE    INTEGRATIVE   ALL'ARTICOLO DI APRILE 1982

  1. Si tratta dei restauri iniziati in quegli anni e, per fortuna, terminati quasi subito. Infatti la ditta appaltatrice, dichiarata in seguito fallita, sicuramente non idonea a questi particolari e specialistici lavori, causò ingenti danni alla struttura, in particolar modo alla chiesa; ad esempio, fu smantellato il pavimento  originale in cotto, un’antica scala a chiocciola in pietra dura fu inglobata in un pilastro di cemento, stucchi settecenteschi e affreschi furono sfregiati con iniezioni di cemento senza metodo scientifico, le lastre cinque-seicentesche dei sepolcri furono buttate come materiale di risulta, i relativi ipogei furono cementati etc. Fu un vero e proprio delitto! (Torna al testo)

  2.  L’esatta collocazione archivistica è questa: Archivio Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali – Basilica SS. Apostoli – Roma, Fondo Manoscritti cl. III n° 17 già c86 – foglio 34. Il testo originale è il seguente:

    “RELATIONE PROVINCIAE S. NICOLAI – anno 1614 – Vigilijs est cenobium extra menia situm sub titulo et vocabolo Sancte Maria de Vigilijs; fundator facta est ab ipsamet Universitate, que omnium consensu et voto dictum Conventum et Ecclesia ab Illustrissimo et Reverendissimo Bernardino de Figuerra Archiepiscopo Uritano et Brundusino et ob singularem devotionem ibi Cenobium Patre Maestro Francesco Manisci de Uria: ampliatum cum studio et industria Patre maestro Tommaso de Cipro; erectum vero et constructum elemosinis supradicta Universitatis, ecclesia est maxime devotionis. In detto Cenobio est P.M. Angelus de Mitriis de Vigilijs”

    In quell’anno 1579 era Sindaco di Veglie Covello Bortone.
    La predetta data del 1614, a nostro modo di vedere, siamo certi che non è esatta. In primo luogo perchè già un ignoto amanuense scrive sull’originale che si tratterrebbe del 1618 e non del 1614; in secondo luogo, in base ad un altro importante documento inedito, nel 1619 si è certi che il nostro convento, dopo quarant’anni dalla inaugurazione, stava per essere chiuso per la scarsa incisività spirituale che proiettava sul paese. Durante i lavori di restauro del Convento, nel materiale di risulta situato nella cavità della cisterna del chiostro, nell’estate 2000, furono trovati tre conci in pietra leccese costituenti la seguente iscrizione:

    (PER LA COMPLETEZZA DELL’ISCRIZIONE MANCA IL PRIMO CONCIO)

(Torna al testo)

  1. La relazione in base alla quale il nostro Convento non fu soppresso dalla Santa Sede è del 1650. Le relazioni dei Conventi di tutti gli Ordini Religiosi furono depositate nell’Archivio Segreto Vaticano. Da una personale consultazione nell’estate del 1985, purtroppo constatai che mancavano le relazioni dei Conventi dei Frati Minori Conventuali della Provincia di S. Nicola. (Torna al testo)

  2. Tra i beni fondiari del Convento, indicati nella Platea del 1735, conservata nella Biblioteca Arcivescovile “Annibale de Leo” di Brindisi, si trova: “la Masseria Bellanuova seu Casaporcara” (foglio 59) la quale fu donata al Convento dal Sacerdote don Carlo Del Gesù, Cantore della Chiesa Matrice di Veglie, e da sua madre Caterina Marasca con atto notarile del 27 gennaio 1689; inoltre “la Masseria di Vocettina o Bocitina” (foglio 629) fu comprata dai frati da “ don Persio de Attis, fu cantore della Chiesa di Veglie, per ducati trecento venti quattro giusta l’idromento di compra stipulato per il quondam Notaio Giovanni Battista Favale di Veglie a 18 febraro 1678. Li denari di detta compra son pervenuti: ducati cento cinquanta dal legato della quondam Porzia Antonucci. Docati quaranta dal legato della quondam Vincenza Antonucci. Docati cento trenta quattro dai capitali che teneva in cassa il Convento” ; infine la “Masseria Bortoni”. (Torna al testo)

  3. La “Masseria detta Casaporcara di tomoli 116, sita in Veglie, è stata conceduta al Duca d’Otranto per ducati 130”, mentre la Masseria Vocettina fu “conceduta al Duca di Reggio per ducati 140” (Archivio di Stato di Napoli – Patrimonio Ecclesiastico – vol. 564, foglio 144) (Torna al testo)

  4. Dall’Archivio generale dell’Ordine a Roma, negli “Acta Capitulorum Provincialium Provinciae S.Nicolai sec. XIX”- documento C – fascicolo 11- si nota che nel 1836 il Convento di Veglie era affiliato al Convento della Grottella di Copertino in qualità di “Educandato”, ossia era un vero e proprio seminario dell’ordine. Vi erano infatti 7 studenti così come si evince dal seguente documento: (Clicca sulla foto per ingradire) (Torna al testo)

  5. Negli “Acta Capitulorum Provincialium Provinciae S.Nicolai sec. XIX” - documento 5 – 1847” dell’Archivio Generale dell’Ordine a Roma si trova una particolare ed interessante relazione.:

“Risposta ai quesiti proposti dalla Congregazione sullo stato de’ Regolari del Convento di Veglie.

  1. Il titolo del Convento è Santa Maria della Favana nella Provincia di Lecce, Diocesi di Brindisi, Regno di Napoli, sito fuori l’abitato, distante circa tre quarti di miglio.

  2. Il locale contiene 16 stanze abitabili, oltre le Officine, ed altri sottani: un giardino con muri alti, ed un cortile compreso nella Clausura, la quale è ben custodita da tutti i punti. La Chiesa annessa al Convento è in buon essere, la stessa non ha cura d’anime, né Santuario, ma bastantemente accorsata da fedeli per un’antica Immagine della Vergine che vi s’adora.

  3. Il Convento fu ripristinato nel 1837 senza dotazione, ma appoggiato alla sola pietà de’ fedeli. I Religiosi però colle loro indefesse cure ed economia han fatto acquisto di alcuni benifondi, il fruttuato de’ quali unito alla questua de’ cereali, olio, vino ed altro che si fa dai Fratelli Laici, è sufficiente a mantenere l’attuale Famiglia composta di quattro Sacerdoti, cinque Laici ed un Terziario.

  4. I Religiosi stazianti sono esemplari, osservanti delle Costituzioni dell’Ordine, nonché de’ decreti Pontifici, la lettura de’ quali si fa nei giorni stabiliti. Non vi sono indisciplinati, scandalosi, incorreggibili, espulsi ed apostati. I voti si osservano. Vi è l’erario comune, ma non vi sono elemosine de’ Frati, attese le grandi miserie che dominano in queste contrade. Le camere sono a portata della povertà religiosa. I Religiosi escono col compagno, eccettuati i Laici quando girano per la questua. L’officiatura si fa in comune in Coro nelle ore stabilite, come pure comune è la mensa. Attesa la poca rendita, i Religiosi diffidano di abbracciare la vita comune.

  5. I Sacerdoti non mancano alla coltura della Chiesa confessando, predicando, istruendo, ed anche amministrando i Sacramenti alle Masserie per incarico avuto dall’Arciprete del Paes e coll’intesa dell’Arcivescovo Diocesano.

  6. la Chiesa è ben servita ed officiata. Vi sono due Confessori che sono assidui ad amministrare il Sacramento della Penitenza; ed un Predicatore Quaresimalista.

  7. In ogni triennio si celebra il Capitolo Provinciale, ed in ogni anno il Provinciale fa la visita de’ Conventi. Vi è nella Provincia un Definitorio che si raduna in ogni anno e mezzo per decidere affari che riguardano il bene della Provincia, ed in ogni Convento si à il Consiglio che si riunisce quante volte il bisogno il richiede.

  8. Non si manca all’osservanza de’ Decreti Pontifici circa gli espulsi, ed apostati, qualora ce ne fossero.
     

Religiosi che formano la Famiglia

  • Padre. Carmine Frassanito attual Provinciale di Veglie, Diocesi di Brindisi, di anni 44, di Religione 21, Confessore e Predicatore Quaresimalista.

  • Padre Giovanni Frassanito, Guardiano di Veglie, Diocesi di Brindisi, di anni 29, di Religione 6.

  • Padre Francesc’Antonio Panzanaro di Veglie, Diocesi di brindisi, di anni 75, di Religione 55

  • Padre Francesco de’ Crescenzio di Terlizzi, Diocesi di Molfetta, di anni 29, di religione 5.

  • Fra Giuseppe Santo Cagnazzo di Monteroni, Diocesi di Lecce, di anni 40, di religione 8.

  • Fra Giuseppe Melechì di Erchie, Diocesi di Oria, di anni 30, di Religione 5.

  • Fra Gaetano Quarta di Monteroni, Diocesi di Lecce, di anni 27, di religione 2.

  • Fra Luigi Sabbato di Putignano, Diocesi di Putignano, Laico Novizio in Bitonto, di anni 25.

  • Fra Giovanni Lattatulo di Putignano, Diocesi di Conversano, terziario di anni 21.

  • Fra Giuseppe Carlucci di Torre, Diocesi di oria, di anni 25, Terziario.
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